Susino e varietà autofertili: tutto quello che devi sapere per la coltivazione e la cura

A livello botanico, il susino è una pianta resistente e rusticata che fa parte della famiglia delle Rosacee e al genere Prunus, all’interno del quale confluiscono tutta una serie di specie, tripartite per gruppi secondo il criterio della provenienza. Alcune di queste sono autofertili, mentre altre non risultano auto compatibili.

  • Specie europee/asiatiche: sono alberi di dimensioni medio-grandi, in grado di sfiorare i 9 metri di altezza. Si contraddistinguono per una fioritura tardiva, verso maggio, che avviene con la comparsa delle prime foglioline. Tra i susini di specie europea/asiatica vanno citati il Prunus domestica, presente nel Vecchio Continente, e il Prunus Insititia, il cui ambiente è rappresentato prevalentemente dalla Siria. Le specie europee/asiatiche di susino sono auto compatibili. Ma se l’obiettivo è quello di avere un’eccellente fioritura, è sempre preferibile ricorrere alla presenza di impollinatori in giardino.
  • Specie cinesi/giapponesi: trattasi di alberi maggiormente vigorosi, caratterizzati da una fioritura precoce, il più delle volte prima che le gemme si schiudano, e da maggiore produttività. Sono infatti autoincompatibili. La presenza degli impollinatori, in questo caso, è essenziale. I suoi frutti sono rotondi per forma, gialli per colore e succosi per polpa.
  • specie americane: modelli ibridi che prendono in prestito il meglio dalle due specie precedentemente citate.

Detto che in natura, vi sono sostanzialmente tre specie di susino, va precisato che le api e vari insetti pronubi sono i diretti responsabili della sua impollinazione.

Coltivazione del susino

Il susino è in grado di adattarsi al meglio ad ogni tipo di substrato ed in modo particolare a quelli eccellenti per drenaggio e di impasto medio. Il ruolo di appositi portainnesti consente alla pianta di adattarsi senza il minimo problema anche a terreni differenti.

In riferimento alla messa a dimora, è preferibile optare per susini a radice nuda di un anno. Quando iniziare a piantarli? Nei mesi da ottobre ad aprile. E’ ideale che la buca abbia una profondità di circa mezzo metro e una larghezza massimale di 1 metro. Qui, è il caso di depositare un fertilizzante da trapianto si origine animale, come la cornunghia, e una volta mescolato con la terra, occorre riempire la buca fino a metà, per poi immergere dapprima le radici su una superficie fangosa, ed in seguito piantare il susino nella buca. Una volta riempita la buca con la terra, sarà possibile procedere all’irrigazione. Sono sufficienti più o meno 20 litri d’acqua.

Vaso, palmetta e Ipsilon rappresentano le tre forme più comuni di coltivazione del susino. Nei dettagli:

  • vaso: i susini vengono piantati grosso modo a circa 6 metri di distanza, gli uni dagli altri.
  • palmetta: disposizione a parete con distanza di circa 5 metri tra una fila e l’altra e tra susini. La crescita delle branche dell’albero può avvenire in maniera simmetrica o in alternativa obliqua attraverso apposite legature sui vari supporti del filare;
  • ipsilon: la disposizione è a file. Tra una fila e l’altra, la distanza di piantagione è pari a 5 metri circa, mentre quella tra susini è di circa 1,5 metri.

Cura del susino

Pur tollerando i rigidi inverni, il susino non è in grado di tollerare gelate continuative. La potatura deve essere leggera, affinché conservino la forma.

I trattamenti antiparassitari sono importanti per la crescita del susino. Tra quelli necessari, citiamo quelli contro:

  • la monilia, la quale colpisce nel corso della fioritura e a ridosso della maturazione dei frutti. Per risolvere il problema, è possibile ricorrere a prodotti a base di benzamidazolici e triforine;
  • il corineo e l’antracnosi : il defogliamento e l’eccessiva presenza di buchi alle foglie sono i principali problemi. Dodina e Tiram sono gli elementi alla base dei fertilizzanti da utilizzare in fase di trattamento;
  • il cancro batterico, caratterizzato da macchie nere delle foglie, la cui caduta avviene in anticipo. In quest’ultimo caso, il trattamento va eseguito sa nella stagione invernale con prodotti rameici che durante quella estiva nel momento in cui le gemme si ingrossano.