Anna Cantagallo: Lo sport come valido strumento per il trattamento della fibromialgia

La fibromialgia è una patologia che si presenta soprattutto nelle donne e che si caratterizza per una serie di sintomi eterogenei quali dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, affaticamento, rigidità, problemi di memoria e attenzione, ansia, depressione e disturbi del sonno. Come dice la dott.ssa Anna Cantagallo “di fatto è come se il cervello di chi soffre di fibromialgia fosse vent’anni più vecchio rispetto al cervello di una persona sana”.

Se la si osserva da un punto di vista neurologico, infatti, si nota una significativa riduzione del volume encefalico e di conseguenza anche della dopamina e della sostanza grigia, che comportano tutta una serie di disfunzioni a livello cognitivo, quali attenzione, memoria a lungo termine, memoria verbale, memoria visuospaziale e deficit esecutivi in particolare di decision making.

Ma quali possono essere le cause? La dott.ssa Anna Cantagallo parla della fibromialgia come una patologia invisibile che colpisce la persona in ogni sua sfera personale e le cui cause non sono ancora note. Vengono fatte ipotesi sul fatto che gli elementi scatenanti possano essere traumi fisici e psicologici, ma queste non sono ancora state accertate.

Che tipo di trattamento potrebbe essere utilizzato per la cura di questa patologia? Essa è una malattia cronica dolorosa per la quale i trattamenti non sono ancora del tutto noti, però alcuni di questi potrebbero essere la stimolazione magnetica ad alta frequenza e quella elettrica transcranica per la modulazione del dolore. Inoltre la psicoterapia potrebbe essere un ottimo sostegno sia per il trattamento della depressione e dell’ansia ad essa associati, ma anche per l’elaborazione di una malattia altamente invalidante.

Recenti studi poi hanno dimostrato una relazione tra la fibromialgia e lo sport. Tante volte infatti il loro legame è stato considerato come unilaterale, ma le continue ricerche hanno fatto si che si possa iniziare a considerare l’attività fisica come un importante alleato per la fibromialgia.

In particolare, nel trattamento di soggetti adolescenti è stato ripreso l’addestramento neuromuscolare dalla medicina dello sport, con risultati che vedono una riduzione della disabilità ed un incremento della sicurezza in questi pazienti. Come è possibile? Il programma FIT Teens unisce la psicoterapia e l’esercizio a metodi all’avanguardia che vengono impiegati per prevenire gli infortuni (ad esempio le valutazioni biomeccaniche, la realtà virtuale o il motion capture tridimensionale).

Il programma è stato inserito in uno studio cominciato alcuni anni fa, che include 400 partecipanti i cui risultati parziali (in attesa dei definitivi che arriveranno nel 2022) sono già positivi. Inoltre i pazienti dichiarano di fidarsi maggiormente del proprio corpo, obiettivo importante in quanto la fiducia è uno dei prima aspetti che viene perso a causa della malattia.

Quel che è stato importante modificare in tali pazienti riguarda proprio la concezione del movimento, quindi dell’attività fisica. Spesso, coloro che soffrono di  fibromialgia tendono a sviluppare paura di muoversi e associano all’attività fisica il dolore.

Le attività fisiche proposte agli adolescenti variavano da moderate a vigorose in base alle loro scelte e i ragazzi venivano poi istruiti sul modo di inserire queste attività all’interno del loro programma in maniera graduale.

L’allenamento neuromuscolare, invece, riguardava la forza centrale, il controllo della postura, la ripresa dallo stress e la coordinazione. Infine da un punto di vista psicologico venivano impegnati in skill gestionali ovvero nella distrazione cognitivo comportamentale, la gestione dello stress, il rilassamento muscolare, la scansione delle attività.

Grazie a questa ricerca quindi sono state coniugate la terapia cognitivo-comportamentale e l’esercizio neuromuscolare, con il fine di migliorare la competenza nel movimento minimizzando il dolore muscolare dopo l’esercizio.

Pertanto, come afferma la Dott.ssa Anna Cantagallo, “il contributo da parte dello sport alla psiche è da rivalutare, senza considerare questo rapporto come unilaterale; aprirsi a queste nuove prospettive può rappresentare un importante punto di inizio sia per la ricerca sperimentale di nuove prospettive nello studio della psiche sia nella pratica clinica per nuove opportunità di trattamento”.